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lunedì 18 febbraio 2008

Storie italiane

Questa mi è arrivata via mail.... lascio a voi il compito di verificarla che son troppo stanca: oggi ho dato 3 esami (anzi, 3 moduli di un mega-esamone). Se a qualcuno interessa, sono andati bene: ho collezionato 2 trenta e lode e 1 trenta. Ho bisogno di dormireeeee!

L'ex Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più.
Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur. L'Udeur, in quanto partito votato dall'1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico.
Si chiama "Il Campanile", con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa 5.000 copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano il collega Marco Lillo dell'Espresso, che ha fatto un'inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un'altro nei pressi di Largo Arenula.
Dice ad esempio il primo: "Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!".
A che serve allora -direte voi- un giornale come quello?
Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa.
Ogni anno Il Campanile incassa 1.331.000euro. E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro?
Insisterete ancora voi. Che farà?
Anzitutto l'editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40.000 euro all'anno. Sapete con chi?
Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all'Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete!
Che c'entra? Se è bravo! Non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche.
Ma andiamo avanti.
Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98.000 euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell'ordine.
Tra l'altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di F1 di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli.
Ed Elio Mastella, che ci faceva sull'aereo di Stato?
L'esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva!
Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile? Gli ultimi biglietti d'aereo (con allegato soggiorno) l'editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell'Udeur.
Siamo nell'aprile del 2006. Da allora -assicura l'editore- non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile.
Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l'inchiesta? Ve lo ricordate?
Bene, proprio lui!
Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine.
Infatti Il Campanile ha speso 141.000euro per rappresentanza e 22.000euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti. Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta.
Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per 2.000euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico.
Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l'angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza.
E sapete a chi va il conto?
Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell'ubiquità.
La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale.
A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l'Inail, e a quanto è stata affittata all'editore, Clemente Mastella. Chi l'ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d'assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.
Mauro Montanari-Corriere d'Italia/News ITALIA PRESS



mercoledì 16 gennaio 2008

Attualità di gennaio: tutto ciò che fa influenza

Inesorabile e inarrestabile, come ogni anno, mi son presa l'influenza di gennaio. Per me non è cosa da poco, infatti sto male da martedì scorso. A tutti dura 3-4 giorni, a me almeno il doppio.
In realtà ho avuto febbre solo fino a sabato, poi è cominciata la tosse... che attualmente continua ad essere insedabile nonostante i farmaci.
Naturalmente ho perso un sacco di giorni di tirocinio... Beh, con la tosse potrei pure andarci, ma sinceramente non mi pare il caso di andare a tossire in faccia agli utenti oncologici. E' come dire: "Ehi tu, che non hai manco un globulo bianco perchè i farmaci che io ti metto su te li distruggono, non ti spiace vero se ti attacco la super-influenza che probabilmente t'ammazza?"
Non me la sento, ecco tutto. E quindi dovrò fare la sfacchinata a febbraio a incastrare i recuperi di tirocinio assieme agli esami. Sembra quasi che la burocrazia universitaria mi stia dicendo di andare a sputare i miei virus in faccia ai malati e strafregarmene di loro. Sigh, mondo infame.
Nel frattempo è un po' che non scrivo qualcosa di attualità e politica... Vediamo....
Dell'occupazione alla Sapienza di Roma contro la visita del Papa non ho molta voglia di parlare. Finirei nella polemica e sotto sotto non so neanch'io da che parte stare. In generale sicurmente sono per la libertà di esprimere le proprie idee e quindi a favore della manifestazione contro il Papa. Per una manifestazione pacifica, naturalmente, e portata avanti con idee e non con insulti. Ma come spesso accade in Italia, quando si tocca la Chiesa viene fuori il putiferio. Una discussione che mi è sembrata abbastanza completa a riguardo si può trovare QUI.
Per quanto riguarda l'arresto della moglie di Mastella... Solidarietà dal mondo politico al dimissionario ministro della giustizia. Ma perchè cavolo i nostri politici esprimono solidarietà a chi viene beccato per corruzione invece che indignarsi? Politica e Magistratura non andranno mai d'accordo finchè ogni volta che scattano indagini su nomi eccellenti ci continueranno ad essere questi eccellenti cordoni a difesa... Bah.
Detto questo, torno al mio dolce far niente in attesa che mi passi sta tosse assurda.

domenica 25 novembre 2007

Ok, parliamo di politica

Tanto per cominciare: Buon Compleanno Fonz!! 30 son tanti eh :D

Poi, torniamo in topic. A dire il vero non ho molto da commentare sulla situazione politica attuale, come scrivevo nei commenti al post precedente. Il mio personalissimo riassunto della situazione attuale è il seguente (partiamo dall'Opposizione):
Il Berlusca, che s'è accorto di non essere una rinata Cassandra dato che tutti le sue previste cadute del Governo son andate in fumo, ha deciso di restare in qualche modo in prima pagina inventandosi un nuovo nome di partito. Scrive Repubblica.it:

Si è ripreso la scena sgomitando. Perché tra gli eventi di questi giorni, lo ha fatto andare su tutte le furie anche la tempistica. E il danno di immagine, naturalmente. "Fini e Casini stanno oscurando sui media i nostri banchetti contro Prodi. E' un espediente che conosco bene, si può dire che l'ho inventato. Solo che io lo metto in pratica contro gli avversari, loro invece lo fanno contro di me, contro l'alleanza. Possono parlare sui giornali, andare in televisione. Ma non accetto di farmi oscurare".

Fini e Casini, dal canto loro, non sono degli idioti. O meglio, del primo non l'ho mai pensato, del secondo... vabbè, è meglio del Cavaliere và. Il leader di AN secondo me ha fatto, nelle ultime 2 legislature, delle mosse importantissime per "riabilitare" il nome del suo partito. Pensandoci, un tempo quando si parlava di correnti razziste, neofasciste, eccetera si parlava del MSI. Poi ok, si sono scissi, è nata AN, ma ancora si vedevano i filmati di Fini a Predappio che si rivolgeva ai Camerati (parole sue, peccato che non trovo il video su youtube...). Alla fine colpo di spugna, va a piangere in Israele, papalina in testa e cero in mano. In molti lo insultano, in molti iniziano a stimarlo di più, ma una cosa è certa: con questo semplice gesto è riuscito a mettere la Lega (che nel frattempo sfoggiava i suoi Borghezio e soci in inconsueti e inutili lavaggi di treni - ci ho fatto un post tempo fa -) più a destra di AN. Da questo punto in poi sono le camice verdi ad essere neofascisti, razzisti, eccetera. Ottima mossa davanti ai media, ha funzionato alla perfezione. Anch'io che sono di sinistra ho apprezzato, al punto da volere moltissimo questo "uomo nuovo" della destra moderata come capo della Casa delle Libertà al posto del Fantino di Arcore (ok, anche sul nome... Casa delle Libertà... lasciamo stare). Insomma, se proprio ha da vincere la destra, che vada al Governo una persona con un minimo di cervello, non me ne frega niente se fino a 10 anni fa faceva il saluto romano, tutti possono sbagliare. Del resto in nostro attuale Presidente della Repubblica esprimeva appoggio a Pol Pot.
Ai tempi del viaggio in Israele, iniziò a girare una barzelletta su Fini che ancora mi fa ridere:

"Ehi, ma lo sai che anche un parente di Fini è morto ad Auschwitz?"
"Davvero?!?!?!"
"Eh sì, è caduto da una torretta!"
Di Casini... mah, non ho nulla da dire. E' un centrista cattolico. Già qualche tempo fa aveva iniziato a dare segni di intolleranza verso la politica del Cavaliere, ora sta stringendosi a Fini per contrastare il populismo del leader della loro fazione (è ancora la loro fazione?). Beh, mi consola che anche loro se ne siano accorti: demagogico e populista lo dicevo almeno10 anni fa io!!
Del resto come si fa a credere a uno che racconta di un NUOVO partito con queste parole:
"Oggi nasce ufficialmente qui il grande partito del popolo italiano, un partito aperto che è contro i parrucconi della vecchia politica. Invito tutti ad entrare senza remore e a venire con noi, questo è quello che la gente vuole: Forza Italia si scioglierà nella nuova formazione", che si chiamerà, appunto, "Partito del popolo italiano delle libertà".
Mi sembra proprio di averle già sentite... ma dove? Probabilmente nel discorso del 26 gennaio 1994, 9 minuti trasmessi a reti quasi unificate. Avevo 13 anni da poco e all'epoca mi aveva convinto. Poi ho iniziato a leggere, a guardare telegiornali, a informarmi.. Ora davvero convince ancora qualcuno il discorso dell'Uomo Nuovo? Cioè, dopo quasi 14 anni, non è diventato pure lui un "parruccone della vecchia politica"? Ah no, giusto, lui non ha la parrucca, lui ha fatto il trapianto di capelli.


Vabbè tanto per la par-condicio, passiamo al Governo. Governo?... Ehi! Voi! Dove siete? Insomma, io ho letto 300 pagine di programma elettorale, vi ho votato, avete vinto... ma... Dev'essere per forza successo qualcosa... Insomma, quelli che stanno lì ai piani alti al momento non stanno seguendo niente di quelle 300 pagine! Senza dubbio dev'essere qualche cattivone di alieno che vi ha rinchiuso da qualche parte e ha preso il vostro posto, vero? Dai, non posso credere che un Governo che diceva "Via subito dall'Iraq", dopo più di un anno sia ancora là a parlare di cosa fare e intanto i nostri soldati continuano a morire... Ah, succede davvero? Mh.
E poi dai, non posso credere che si parlava di "riforma del mercato del lavoro e soluzione del problema del precariato" nei primi 100 giorni e siamo ancora al punto che ho degli amici a cui propongono contratti di lavoro per 24h totali... Ah, succede davvero? Mh.
Come? Non li hanno rapiti gli alieni? Mh. Neanche quando hanno deciso il nome del nuovo partito? No beh, quello forse l'hanno azzeccato: PD, in molte chat e simili è una bestemmia.

Ora s'è capito perchè non ho molto da commentare sulla situazione politica? Da qualunque parte mi metta a guardare, mi viene da piangere.

venerdì 23 novembre 2007

Io stavo pensando, ma loro...?

Mi è arrivato un link di Youtube via msn da parte di un amico, con scritto solo "soffri ridendo". Dopo essermi vista il video sull'uccisione dei procioni in Cina per far pellicce, temevo fortemente (per chi non l'avesse visto... mi dispiace, ho cancellato il link... Ne parlavano ieri alle Iene anche, insomma, una barbarie indecente).
E invece... sorpresa sorpresa! Cinque minuti di risate... ad un certo punto ho capito come fa l'opinione pubblica americana ad essere d'accordo con certe palesi stronzate del loro governo: semplicemente non le capiscono!



venerdì 19 ottobre 2007

Bamboccioni!

Posto per intero la mail che mi è appena arrivata da Andrea (Ucius). Mi sarebbe piaciuto mettere alcune delle barzellette che mi ha mandato di recente, ma visto che qua qualcuno voleva tornare su politica, economia e affini non mi pareva il caso... (baciotti Alf! fatti sentire ogni tanto!).


Gentile Ministro Padoa Schioppa,
Sono un ragazzo di 30 anni, lavoro come operaio, vivo in periferia di una grande città e, ahimè, vivo ancora a casa dei miei.
L'altro giorno ho sentito le sue parole in tv, e mi sono immediatamente identificato in coloro che lei definisce bamboccioni, quei trentenni che lei vorrebbe mandar fuori da casa. Mi son detto: Grande Ministro, Lei ha ragione.
Mi sono così rivolto alla mia Banca per ottenere un mutuo.Grande Ministro, avrò finalmente una casa tutta mia, ho pensato! Guadagno 1.000 Euro al mese + 13esima e 14esima, le quali spalmate in 12 mesi mi garantiscono un reddito mensile di 1.166 Euro. Visto che la rata mutuo non può superare 1/3 dello stipendio, mi posso permettere una rata di 388 Euro al mese. Con questa rata mi viene concesso un mutuo di 65.770 Euro in 30 anni (se aspettavo un altro po', vista l'età , non me lo concedevano un mutuo trentennale¦ Grande Ministro, grazie per avermi fatto fretta!).
Con il mio bel preventivo in tasca, ho deciso di rivolgermi immediatamente ad uno studio notarile, per farmi preventivare le spese che dovrò sostenere per acquistare una casa. Dai 65.000erotti Euro, dovrò infatti togliere:
- Euro 3.000 circa di Tasse in fase d'acquisto (solo 3.000 euro visto che è la mia Prima Casa! Grande Ministro, grazie)
- Euro 2.500 circa di Notaio per l'acquisto
- Euro 2.000 circa di Notaio per il mutuo
- Euro 2.500 circa di Allacciamenti alle utenze acqua, gas, enel.
Per un totale di Euro 10.000 circa Beh¦ ho ancora a disposizione ben 55.770 Euro per la mia casetta!
La dovrò arredare, ovvio, mica posso dormire per terra¦ Mi sono rivolto così ad un mobilificio, per ora posso accontentarmi di una cucina, un tavolo con 2 sedie, un divano a due posti , un mobile tv, un letto matrimoniale, un armadio e due comodini¦ il minimo, ma mi conosco, mi saprò adattare. Euro 7.000 circa, se i mobili me li monto io! Beh¦ pensavo peggio!
Ho ancora a disposizione ben 48.770 Euro per la mia casettina, sono sempre 90erottimilioni di una volta! Grande Ministro, grazie! Entro gasatissimo in un'agenzia immobiliare, è arrivato il momento¦ Con 48.770 euro mi dicono che posso acquistare: - un garage di 38 mq. al livello - 2 di un condominio di 16 piani;
- due cantine (non comunicanti tra loro) di mq. 18 ciascuna nel condominio adiacente.
Per l'abitazione più piccola ed economica - un bilocale trentennale di 45 mq. al piano seminterrato di uno stabile a 20 km dalla città - dovrei spendere 121.000 Euro!
Me ne torno a casa Ministro, a casa dei miei, ovviamente! Ho fatto quattro conti: per potermi permettere quel bilocale, dovrei:
- o indebitarmi per altri 63 anni, quindi l'ultima rata la verserò finalmente a 93 anni! - oppure dovrei guadagnare 3.000 euro al mese!
Grande Ministro, grazie!
... troppo vero... Noi in Friuli Venezia Giulia viviamo in una Regione un bel po' privilegiata, considerati i contributi per l'acquisto della prima casa, ma nel resto d'Italia? Più ci penso più mi sento fortunata ad avere già il mio tetto sopra la testa. Poi sarà da vedere se riuscirò a mantenermi da sola, una volta trovato un lavoro...

giovedì 18 ottobre 2007

Ah, l'intelligenza da premio Nobel

Sezione "Tecnologia e scienza" di Repubblica.it di oggi: "Cancellato il convegno del premio Nobel". Perchè? Perchè questo genio ieri ha dichiarato (e mi ero persa l'articolo) che "i neri sono meno intelligenti dei bianchi". E meno male che ha preso il Nobel per la medicina, mi aspettavo che avesse preso quello per la pace (beh considerando quelli a cui l'hanno dato non sarebbe poi torppo strano).

Nel frattempo in prima pagina abbiamo Putin che dichiara "di star studiando nuove armi nucleari", il Governo italiano che fa sciopero contro il Governo e Mister Prezzi che andrà a controllare i costi di pane e latte. Insomma, le solite stronzate.

Questo mondo sta davvero andando all'incontrario. Vabbè, la mia ora di buco praticamente è finita quindi posso mettere la parola fine a questo inutile post...

Ah già, non prima di lamentarmi per la mia tonsillite che mi sa che ormai è diventata cronica o dell'idea di avere ogni tipo di disturbo psichiatrico esistente. Ecco, le lezioni di psichiatria fanno male, molto male. Fino a ieri ero convinta di essere solo soggetta ad attacchi di panico, disturbi ossessivo-compulsivi e schizofrenia, oggi devo aggiungere anche il disturbo bipolare di personalità (cioè sono maniaco-depressiva) e i distusbi somatoformi. Uffa!

lunedì 15 ottobre 2007

Primarie alla Coppa d'Autunno

Come ho scritto nel commento al post precedente... ebbene sì, c'è stata un'enorme sorpresa al voto delle primarie per il PD di ieri. Mi sono dimenticata a casa la tessera elettorale e quindi alla fine non sono andata a votare. Per il resto tutto da copione, medaglia d'oro per Veltroni, argento per la Bindi e Letta si accontenta del bronzo. Bravi Adinolfi e Gawronski che riescono a entrare incredibilmente in zona punti.
Ad ogni modo ieri stavo ponderando, rientrando a casa, di prendere la scheda elettorale e scendere a spendere il mio piccolo euro per poter fare un'inutile crocetta, quando è apparso davanti a me il banchetto dell'AISM con le sue mele. Ho deciso che 7 euro per un sacchetto di mele, in questo caso, erano meglio spesi di 1 euro per un voto. In qualche modo sento di aver detto la mia, d'aver dato il mio contributo: ho scelto di mandare a quel paese tutta la classe politica e piuttosto di badare a qualcosa di veramente importante come la salute (e la ricerca).
Restando sull'attualità, ieri nel Golfo di Trieste si è tenuta anche la Barcolana (39a Coppa d'Autunno), grandissima festa per la vela. Ecco, forse questa è democrazia: quasi 2000 barche a vela, più o meno di tutte le dimensioni, a regatare non tanto per vincere, quanto più per partecipare e divertirsi. Al di là dello spettacolo bellissimo del golfo costellato da piccole vele bianche, è proprio l'atmosfera della città durante la manifestazione che mi fa star bene... fino a quando non realizzo che è proprio la Barcolana, per me, a decretare definitivamente l'inizio della stagione "invernale". Viva l'ottimismo!!

giovedì 11 ottobre 2007

Passa il tempo ma noi no...

Ok, titolo a caso perchè avevo in mente una vecchia canzone. In realtà oggi vorrei parlare di Primarie del Partito Democratico (perchè a scrivere PD a me sembra sempre di bestemmiare). Ho deciso di investire 1 euro domenica per dire la mia. Ho sempre pensato che questa cosa delle primarie sia un po' un'americanata... tanto alla fine a noi che ce ne viene? Beh, al di là dello spendere 1 euro, me ne viene l'idea di poter dire apertamente la mia. Mi è sempre piaciuto votare. A 16 anni avrei fatto di tutto per poter votare alle politiche e probabilmente se avessi adesso 16 anni sarei entusiasta di poter scegliere io quello che poi potrei votare tra 2 anni. Contorto, lo so.
Bene, deciso che andrò a votare, resta solo da capire "per chi". Passiamo all'analisi dei 5 candidati.

Veltroni - un voto per me troppo scontato, alla fin fine sono convinta che vincerà lui. Non mi dispiace, ma non mi piace particolarmente. E' già da troppi anni dentro alla politica e può essere un bene per questo vecchio sistema, ma nella mia ottica riformista ha troppo le mani in pasta.

Bindi - ok è una donna (davvero?!!?) però è troppo lontana dal mio mondo per mille aspetti... voglio dire, era democristiana. E con questo ho detto tutto.

Letta - ecco, questo mi piace e suppongo che sia un problema. Carino il video con Bertolino che lo intervista, non vorrei far condizionare il mio voto da un video comico. E' tra i 3 candidati principali, ma anche lui è un po' troppo con le mani in pasta: niente di nuovo all'orizzonte insomma.

Gawronski - Lo ammetto, di lui non so niente. Il suo sito manco mi piace, però... Leggo che è stato attivista per Amnesty International, mi piace. Ehi, tra i suoi libri preferiti c'è LOTR e "Se questo è un uomo - La tregua" di Levi. Cavolo, anche tra i miei. Posso votare uno perchè legge quello che leggo io e perchè era un ragazzo con sani ideali?

Adinolfi - nota di poco conto: il suo blog ha come prima cosa un video di Branduardi. E' giovane, ma il Time lo ha inserito tra le 10 speranze d'Italia. Mi chiedo cosa ne sappia il Time... non è che pure lui c'avrà le mani in pasta ovunque...? Dalla biografia risulta essere cattolico. Inoltre è stato democristiano e si descrive come un buon giocatore di poker. Mi vien naturale fare 1 + 1: DC e poker, ladri che bluffano? Non lo so... All'inizio l'avevo scelto come più papabile, ma francamente più indago meno mi convince.


C'è tempo fino a domenica per scegiere e quindi ancora per qualche giorno posso cambiare idea, facendomi un'idea peggiore (migliore la vedo dura) dei 5 candidati. Consigli?


Per quanto riguarda il resto della mia vita... dunque sì son ricominciate le lezioni, non sto molto a casa e ho poco tempo (o argomeni) per scrivere. Abbiate pazienza, appena mi deprimerò fortemente di nuovo per la politica italiana questo blog tornerà più vivo :D

venerdì 20 luglio 2007

Il coraggio di dire la propria

Mi è arrivato su MSN il link al blog di un ragazzo che ho conosciuto tempo fa mentre si giocava online allo stesso giochino (sisi su LeU), come molti di voi che leggete ste mie confuse righe. Praticamente Jimmy s'è deciso di fare una rassegna stampa commentata in video e postarla su Youtube.
Al di là dell'essere d'accordo o meno con quel che dice, mi piace molto il coraggio di esprimere le proprie idee così apertamente, mettendoci la faccia. E' molto più facile per me dire quel che penso nascosta dietro lo schermo del mio computer, non credo riuscirei a farlo davanti ad una telecamera.
Per quanto riguarda i contenuti, invece, mi sono accorta di una cosa: le ideologie possono essere di destra o di sinistra, nella vita di tutti i giorni noi poveri comuni mortali siam tutti uguali rispetto ai politici che decidono per noi. "Ci voleva tanto?" direte voi. No, l'ho sempre saputo, però finchè ero ancora giovane e ingenua guardavo solo le ideologie. Ora inizio a farmi anche due conti in tasca e qui casca l'asino.
In soldoni, ho votato per questo Governo e non ne sono per niente contenta, allo stato attuale. Credevo nel programma, ma lo hanno distrutto passo a passo, giorno dopo giorno. Mi viene in mente uno dei miei pezzi preferiti di "Storia di un impiegato" di Fabrizio de André.

Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.



martedì 29 maggio 2007

Sex crimes and the vatican

Se n'è parlato tanto dappertutto, perchè non farlo anche qui?
Il famoso video-inchiesta della BBC del 2006 ha iniziato ad arrivare qualche settimana fa da noi, sottotitolato in italiano su GoogleVideo e Youtube. Ho guardato soltanto i primi 15 minuti, lasciando il resto per quando avrei avuto più tempo... Oggi volevo finirlo di vedere e... sorpresa! Non è più reperibile in broadcasting. Son partite le speculazioni sul perchè... Youtube dice che è dovuto ai diritti della BBC, GoogleVideo non dà spiegazioni (ma si vocifera si tratti sempre di un problema di diritti), su alcuni blog si dice che è su sollecitazione del Vaticano. Io me lo sto procurando secondo i suggerimenti di questo video:


Per altre informazioni, QUESTO è il link al sito del programma Panorama della BBC. Per "dovere" di cronaca, anche se non ho nessuna intenzione di improvvisarmi giornalista, QUESTA è la difesa al Vaticano (che preferisco non commentare, altrimenti mi sa che per i tempi che corrono mi mandano al rogo).
La RAI sembra che abbia comprato il video, su richiesta di Santoro, ma come per il documentario sul fosforo bianco a Fallujah, se verrà mostrato (e date le pressioni del Vaticano non è sicuro), non lo si farà in prima serata. A quanto riportano alcuni siti sembrerebbe che lo stesso Santoro voglia verificare alcune delle affermazioni del video, spero solo che potremmo vedere come si evolverà la vicenda.


venerdì 18 maggio 2007

La professionalità dell'infermiere: nuova polemica

Dal 27 aprile, in sordina come sempre, si sta svolgendo una fortissima polemica tra la Federazione dei Collegi IPASVI e uno stimato giornalista di Repubblica, Mario Pirani. Oggi ha infarcito la dose il presidente dell'Ordine dei Medici di Roma, schierandosi dalla parte del giornalista.
Veniamo ai fatti.

Il 27 aprile Pirani pubblica, sulla rubrica Linea di Confine, il seguente articolo:

Todos caballeros negli ospedali italiani, di M. Pirani
Sono anni ormai che mi occupo della sanità pubblica con magri risultati. Talvolta solo l´enormità di nuove nefandezze mi spinge a riproporre il tema. Ora scopro che un altro colpo è stato inferto al ruolo dei medici, con conseguenze che ricadranno in un modo o nell´altro sui pazienti. Vengo ai fatti: da che mondo è mondo gli infermieri in corsia dipendono da una (o un) caposala e costei risponde al primario e ai medici di turno. Con la riforma universitaria del 3+2 è stata aperta la possibilità di una qualifica professionale più alta a numerose categorie, attraverso il conseguimento della cosiddetta laurea breve. Ne possono usufruire svariati settori tecnici collegati alla sanità (infermieri, podologi, fisioterapisti, addetti all´igiene dentaria ecc.). È un´ottima cosa fino a che migliora la preparazione professionale di queste categorie; diviene aberrante se è intesa come leva per far saltare ogni principio di gerarchia e responsabilità medica.
Purtroppo è quello che sta accadendo grazie alla pressione sindacale e alla complicità partitica.
Sotto la parola d´ordine «siam tutti dottori» è passato il principio che gli ex infermieri, oggi muniti di laurea, non dipendono più dai responsabili medici del reparto ma costituiscono un servizio autonomo, con una propria gerarchia interna, sottratta persino alla direzione sanitaria ma facente capo alla direzione generale.
Impressiona la casistica che si sta evidenziando. Tre medici psichiatrici del San Giacomo di Roma (i dottori Vercillo, Elmo e Rosini) mi hanno scritto una lunga e-mail che riassumo: tra i compiti dei primari (denominati a loro dispetto «dirigenti di struttura complessa») il principale era la direzione tecnica (clinica), la responsabilità delle diagnosi, delle terapie, di tutta la conduzione delle indagini e dei trattamenti, quando non attuati in urgenza dal medico di guardia. Oggi il potere dei dirigenti medici è praticamente nullo e il loro compito è diventato altro: non più responsabili del lavoro clinico, ma titolari di un ruolo «gestionale e amministrativo».
Dovrebbero occuparsi insomma di turni e soprattutto di ‘budget´. A leggere le normative attuali non si sa chi debba coordinare il lavoro nel servizio: o i medici operano in totale anarchia, responsabili, ognuno per conto proprio, di diagnosi e terapia sui pazienti loro affidati, o i primari proseguono in realtà a svolgere il loro lavoro come prima. La magistratura infatti continua a considerare il loro ruolo immutato rispetto alle responsabilità medico-legali, visto che li chiama a rispondere delle scelte cliniche errate nei loro reparti.
Anche questo però sta per essere superato davanti all´ascesa di nuove professioni che premono per avere il riconoscimento di funzioni dirigenziali.
Ecco che, infatti, si ventila la possibilità di reparti gestiti da infermieri ed altri tecnici laureati, con i medici ridotti a consulenti di reparto. Organizzazioni simili sono già previste in reparti per anziani e riabilitativi, nei laboratori di analisi, ecc. In un ospedale romano il ruolo di responsabile del blocco operatorio, già attribuito per 3 anni a un valente anestesista, è stato assegnato a una infermiera laureata, mentre al medico è stato chiesto di collaborare con la «collega».
Per non parlare poi della psichiatria, dove l´essenza medica degli atti diagnostici e terapeutici viene costantemente negata. Qui sono gli psicologi ad ambire (anche legittimamente se si pensa alla natura solo «gestionale e amministrativa» del primario) alla massima dirigenza dei servizi. E già esistono casi di servizi di salute mentale con primari o anche responsabili clinici, laureati solo in Psicologia. Se un parente, non convinto della diagnosi o delle decisioni terapeutiche adottate per un paziente, vorrà «parlare con il primario», troverà una persona che, anche con la massima preparazione sulle psicologie individuali, di famiglia e di gruppo, non avrà alcuna competenza sulle richieste specifiche. Riflettendo al fatto che vengono elencate almeno 64 patologie non rare di tipo fisico che possono causare sindromi psichiatriche, non si capisce come uno psicologo, anche bravissimo, possa fare una diagnosi differenziale. Per non parlare poi della somministrazione di terapie psicofarmacologiche molto complesse anche nelle interazioni e negli effetti collaterali.
Ci si troverà insomma con servizi diretti da persone che avranno competenze scarse o parziali sul complesso processo che si svolge nel loro servizio, competenze certamente minori dei medici psichiatrici loro sottoposti. Tutti «dottori» o «todos caballeros» negli ospedali italiani?

(La Repubblica - lunedì 23 aprile 2007)
L'IPASVI a questo punto decide di comprare uno spazio a pagamento su Repubblica per rispondere, ma durante le procedure per la realizzazione compare un secondo articolo di Pirani (lunedì 30 aprile), con contenuti ancora più forti e a tratti anche denigratori della figura dell’infermiere:

Chi porterà la padella fra tanti dott e prof? di M. Pirani

Una raffica di e-mail di protesta è seguita all´ultima «linea di confine» («Todos caballeros negli ospedali»).
Alcune sono argomentate, altre sovrabbondano in insulti, con frasi ricorrenti testuali, il che lascia intravedere una regia sindacale concordata.
Nella contestata rubrica segnalavo come la riforma universitaria, con l´introduzione della laurea breve e il possibile biennio di specializzazione - il cosiddetto 3+2 - aveva permesso una crescita culturale e professionale ed un titolo accademico anche ad una serie di categorie paramediche (infermieri, fisioterapisti, tecnici di laboratorio e di diagnostica strumentale, ostetrici, podologi, igienisti dentali, ecc).
Inoltre sottolineavo come questa riforma si fosse incrociata con le innumerevoli mutazioni della sanità pubblica con conseguenze in parte positive (il livello più qualificato degli operatori) ed altre negative (una miriade di carriere indipendenti con la creazione di vertici pienamente autonomi). Riaffermo che la ricaduta sui pazienti e sull´organizzazione sanitaria può rivelarsi rischiosa. Alla fine alle corporazioni mediche si contrapporranno altrettante corporazioni non mediche senza alcun momento di direzione clinica unitaria. Invece che una integrazione dei saperi avremo una schizofrenia di carriere parallele, alimentate da sigle sindacali con forte influenza politica. Lo provano già a iosa le risposte esasperate che la mia analisi ha suscitato e a cui posso rispondere solo collettivamente. Ne cito un brano per tutte: «I medici sono disposti a lavorare con noi infermieri senza confondere la diagnosi medica con quella infermieristica? La legge ha riconosciuto l´infermieristica come professione sanitaria autonoma e non ausiliaria. Ne consegue che non possa sussistere dipendenza da figure diverse - medico od altri-e sia invece necessaria una struttura gerarchica autonoma» Opposta l´opinione dei sanitari. Il consiglio direttivo dell´Ordine dei medici e odontoiatri di Roma mi esprime «incondizionato apprezzamento» e il suo presidente, dottor Mario Falconi, scrive: «In troppi stanno operando per una sanità fatta da professionisti che rischiano sempre più di lavorare a compartimenti stagni e che non solo mal tollerano l´imprescindibile ruolo di sintesi che il medico deve avere nell´interesse primario dei pazienti, ma addirittura immaginano di sostituirsi ad esso. « Per concludere riassumo schematicamente la situazione.
Oggi per diventare infermiere si accede ad un corso universitario, diviso in due livelli. Il primo consente l´acquisizione dopo tre anni del titolo di infermiere laureato (non di dottore). Se si continua per altri due anni si prende la laurea di II livello ed il titolo di dottore in Scienze infermieristiche. Va, però, evidenziato che tutti i titoli infermieristici acquisiti prima del 2000 (cioè prima della riforma delle professioni sanitarie) sono stati sanati e ope legis resi equipollenti alla laurea breve.
La riforma, quindi, corona anche anni di sanatorie che hanno trasformato ope legis migliaia di portantini in infermieri con un tocco di magia politico-sindacale. Il primario non ha di fatto più alcuna voce in capitolo nella organizzazione, gestione e regolazione del personale infermieristico.
Altro aspetto non irrilevante è che l´acquisizione di un titolo professionale indubbiamente più qualificato, in carenza di figure professionali di livello basso o intermedio, ha creato indubbi problemi nella gestione assistenziale del paziente. Un infermiere laureato aspira verosimilmente ad una attività professionale superiore. Quando tutti gli infermieri saranno laureati e masterizzati chi distribuirà le medicine ai degenti, chi porterà la padella o il pappagallo, chi metterà e toglierà la flebo, chi dovrà farli mangiare? A che servirà un ospedale pieno di dottori in medicina o in scienze infermieristiche?
Le conseguenze sono destinate ad ampliarsi con l´introduzione in corso d´opera di almeno una diecina di carriere parallele e autonome. La Regione Lazio, ad esempio, ha già disposto l´istituzione di nuovi servizi con relativa nomina di nuovi dirigenti per quanto riguarda, oltre all´assistenza infermieristica e ostetrica, i servizi di diagnostica strumentale, riabilitazione, prevenzione, assistenza sociale. Le nomine dei dirigenti per un triennio avverranno dopo un colloquio e la presentazione dei titoli.
Non, però, dopo un vero concorso con graduatoria certa. La scelta spetterà, infatti, a una triade formata dal direttore sanitario e da due «esperti dell´area» (alias sindacalisti?). I più bravi e qualificati saranno destinati anche in questi casi a lasciare il passo ai meglio «targati»?
(La Repubblica - lunedì 30 aprile 2007)
Il testo dell'IPASVI viene rielaborato e viene così (file in pdf, non riuscivo a inserirlo per benino) inviato a Repubblica per la pubblicazione, ma... prima viene rifiutato e poi accettato (sempre a pagamento) ma con modifiche. La proposta di modifiche (arrivata alla Federazione il 2 maggio) sono state intese come una forma di censura, la richiesta è stata ritirata e si son scelte delle vie di comunicazione alternative. La Presidentessa della Federazione (Annalisa Silvestro) il 3 maggio arriva ad un vivace scambio di opinioni con il vicedirettore di Repubblica riguardo alla posizione presa dal quotidiano e per di più il 7 maggio compare un altro articolo di Pirani:

Le 22 professioni del caos sanitario

Vorrei concludere la polemica aperta con le due ultime "linea di confine" ("Todos caballeros negli ospedali italiani" e "Chi porterà la padella fra tanti dott. e prof?" su Repubblica del 23 e 30 aprile). Prima, però, mi è d´obbligo ribadire che nei pezzi incriminati non figurava alcuna espressione irrispettosa della professione infermieristica, non fosse altro per motivi scaramantici, più che spiegabili ad una età che mi vede frequentatore assiduo delle strutture sanitarie. Scherzi a parte sono convinto che agli infermieri qualificati vada assicurata una più ampia autonomia (già anni orsono scrissi, ad esempio, che andava loro delegata la somministrazione di oppiacei ai pazienti afflitti da dolore acuto). Ho anche sostenuto che la nuova formazione accademica (il 3+2) andava accolta come un positiva possibilità di crescita culturale e professionale della categoria e delle molte altre, un tempo chiamate paramediche. Ciò che mi trova nettamente discorde è, per contro, il passaggio da una autonomia ben definita alla totale indipendenza. Per questo non mi convince il sottosegretario alla Sanità, Gian Paolo Patta, in passato valente sindacalista, che in una sua lettera, vantando l´individuazione da parte del ministero di ben ventidue professioni sanitarie, ribadisce che esse sono «abilitate alla diretta presa in carico del paziente e a svolgere con piena titolarità tutte le attività individuate dalle norme vigenti.... senza entrare minimamente in conflitto coi medici,.. che rimangono titolari della diagnosi clinica (da non confondersi con la «diagnosi infermieristica», ndr), degli atti medico chirurgici e della prescrizione della terapia farmacologica». Le preoccupazioni che ho manifestato per questo impianto spartitorio di ogni singolo paziente e delle competenze sanitarie, denoterebbero «una idea superata, quanto meno anacronistica, della sanità.... anche perché nella moderna concezione nessuno può operare al di fuori del modello della équipe multiprofessionale, nella quale ogni operatore esercita la propria professione all´interno del proprio ambito operativo».
Forse sarò «antiquato», ma quel che a me sembra un autentico e pericoloso anacronismo è l´introduzione di un modello in cui ogni operatore, a seconda della neo-professione, agisce «all´interno del proprio ambito». Quale è il confine tra i vari «ambiti» e, soprattutto, chi coordina e, alla fine, ha l´ultima parola in quel «modello multi professionale» che sancisce la cancellazione del primato medico? Temo, quindi, un contesto cacofonico e litigioso, come prova fin d´ora la protesta della Federazione degli Ordini dei medici al Consiglio superiore della Sanità contro «l´istituzione indiscriminata e ingiustificata di nuovi operatori che non recano alcun miglioramento agli attuali livelli assistenziali, contribuendo invece a provocare pericolose sovrapposizione di competenze».
Passando alla normale gestione lascio la parola a uno dei miei tanti critici, Angela Ragaccio, dirigente del Servizio infermieristico delle Molinette di Torino: «Non c´è una risposta univoca alla sua provocatoria domanda su chi porterà la padella al malato fra tanti dott e prof: potrà essere l´infermiere se la complessità del paziente renderà necessario un intervento altamente qualificato, potrà essere un operatore socio-sanitario o altra figura di supporto oppure semplicemente il famigliare vicino al malato». Se così è, avremo negli ospedali l´afflusso annuo di diecine di migliaia di operatori socio-sanitari per assicurare l´assistenza quotidiana (vi è attualmente una carenza di circa 100.000 unità); figurano, inoltre, nel SSN 342.000 infermieri professionali, molti sulla rampa di lancio per una carriera a più alto livello. Infine l´offerta formativa annua nei corsi di laurea infermieristica è attualmente di 13.000 posti e se ne richiedono 17.000. Gli studi spaziano dal management alla demoetnoantropologia. Altrettanto dicasi per le altre 21 figure professionali individuate dal ministero. Visto il dissennato proliferare dei corsi di laurea c´è da chiedersi quale sarà il tetto definitivo per la sanità. C´è anche da chiedersi come il SSN vi farà fronte economicamente, visto che già oggi il personale (medici inclusi) assorbe i 2/3 della spesa ospedaliera. Per concludere, tutto ciò corrisponde senz´altro al combinato disposto della riforma scolastica e delle tante modifiche di quella sanitaria. Ci si chiede se l´esito conferma l´impegno di mettere il cittadino al centro del Sistema sanitario oppure si stia operando, in questo come in tanti settori, per il trionfo dell´Italia delle mille corporazioni.
(La Repubblica - lunedì 7 maggio 2007)

Il 16 maggio l'IPASVI pubblica una risposta (altro file pdf che non si inserisce bene sul blog) in un'inserzione a pagamento, alla quale Mario Pirani non si esime dal rispondere:

Se l'infermiere va al potere in corsia

LA FEDERAZIONE nazionale degli infermieri ha comprato ieri un'intera pagina del Corriere della sera per confutare ciò che avevo scritto sulla mia rubrica "Linea di confine" a proposito dei mutamenti avvenuti nella loro professione. ANCHE se è inconsueto ribattere a una pagina pubblicitaria, per di più di un altro quotidiano, la questione sollevata ci sembra di tale impatto per il futuro del servizio sanitario e per la cura dei pazienti da meritare un ulteriore approfondimento. Inoltre il tema rappresenta un vero e proprio test di quale deriva stravolgente possa innestare in un paese come il nostro la pulsione al corporativismo di categoria, di quanta incoscienza possano dar prova i ceti politici quando legiferano per assicurarsi consenso laddove la forza del numero fa premio su ogni logica coerente, di quanto in questo, come in tutti i settori pubblici, l'interesse degli addetti ai lavori finisca sovente per prevalere sui diritti e le attese degli utenti, col contributo delle rappresentanze di categoria, soprattutto quelle autonome dalle Confederazioni. Prima di entrare nel merito desidero ribattere a quanti hanno considerato irrisorie e sprezzanti alcune mie considerazioni che, pur non essendo uso a complimenti formali, ho sempre nutrito rispetto e stima, anche per tante esperienze personali, per quell'esercito di infermiere ed infermieri che lavorano con dedizione, capacità, spirito di sacrificio al servizio dei pazienti, spesso in condizioni disagevoli e sempre mal pagati. Sgombriamo, dunque, il campo da equivoci e risentimenti reciproci e veniamo al punto centrale che riassumerei in quel passaggio del paginone dell'Ipasvi dove si afferma giustamente che «l'integrazione professionale e il lavoro di squadra sono una necessità ineludibile per ogni organizzazione sanitaria moderna»; subito dopo, però, si precisa «che il ritorno a rigide gerarchie tra professioni non solo è anacronistico ma risponde a vecchie logiche di potere». Il dissenso nasce qui e si àncora ad un giudizio, più volte espresso, sugli effetti destabilizzanti e anche distruttivi di taluni (sottolineo «taluni», a scanso di generalizzazioni) aspetti della riforma universitaria e delle molteplici modifiche di quella sanitaria. In particolare l'introduzione del cosiddetto 3+2 e la moltiplicazione dissennata dei corsi di laurea (dovuta alla rincorsa corporativa accademica) ha creato, assieme a una miriade di cattedre, una miriade di nuove «professionalità» con titoli di laurea dottorale di prima e di seconda fascia. Nell'ambito sanitario, come mi informa il sottosegretario on. Patta (ds), ben 22 sono queste nuove scienze, che vanno dall'infermieristica all'igiene dentale, dagli addetti di laboratorio ai podologi, dagli psicologi agli assistenti sociali. Se ciò significasse che una serie di figure, già operanti da sempre nei nosocomi, sono messi in grado di certificare il raggiungimento di un più qualificato livello culturale e tecnologico e, di conseguenza, l'ottenimento di una più ampia autonomia operativa e di uno stipendio più decente, il passaggio sarebbe assolutamente positivo. Per contro la perplessità nasce, invece, quando si legge, nello scritto, sempre del sottosegretario, «che ogni operatore esercita la propria professione all'interno del proprio ambito operativo... mentre i medici restano titolari della diagnosi clinica (da non confondersi con la diagnosi infermieristica, ndr ), degli atti medico-chirurgici e della prescrizione della terapia farmacolog i c a » . Q u e s t a s u d d i v i s i o n e giuridica ha come ricasco che ogni categoria ha una sua progressione di carriera con propri p r i m a r i d e l tutto indipendenti dai primari medici. Come immaginare che una siffatta framm e n t a z i o n e conduca ad un lavoro interdisciplinare armonico? Provano il contrario le numerose e-mail ricevute. Cito per tutti quello di una infermier a , l a u r e a t a presso l'Università di Firenze, che mi spiega: «L'epoca in cui la caposala (oggi infermiere coordinatore) rispondeva al primario è ben lontana... l'infermiere è l'unico responsabile dell'assistenza infermieristica generale e non c'è medico che possa sindacare processi e pianificazioni assistenziali... la legge inoltre afferma come ci siano settori in cui si richiede che la dirigenza sia affidata all'infermiere... non esiste gerarchia tra infermieri e medici e il medico non avrà mai responsabilità per ciò che fa l'infermiere». Affermazioni anche psicologicamente significative. Non credo, però, che il problema vada affrontato sotto l'ottica dei rapporti di potere ma alla luce degli interessi del malato e dell'organizzazione ospedaliera, in particolare nelle corsie. Confesso che sono un partigiano della medicina olistica, quella, cioè, che prende in carico l'uomo nel suo assieme e non come somma delle sue varie parti. Per questo ho molti dubbi sugli eccessi di specializzazione anche in ambito medico ed invidio la pratica americana (basta guardare una delle tante fiction in materia) dove tutti gli specialisti si riuniscono attorno al malato ed assieme pervengono alla diagnosi e alla cura. In questo ambito il massimo di competenza specifica, compresa quella infermieristica, si sposa col massimo di collaborazione. Da noi non è certo così e, se è giusto puntare ad una pratica multidisciplinare e ad un lavoro di équipe, l'approccio che mette tutte le categorie sullo stesso piano, negando la necessità che in corsia esista, accanto a vasti ambiti di autonomia funzionale, qualcuno che per competenza scientifica ed esperienza sia in grado di prendere decisioni di ultima istanza valide per tutti, vuol dire gettare le premesse per dissidi corporativi, caotica disorganizzazione, prepotere sindacale istituzionalizzato. Ma non è tutto. In Italia ci sono 342.000 infermieri, teoricamente tutti sulla rampa di lancio per il diploma dottorale (oggi l'offerta formativa universitaria è di 13.000 posti l'anno). L'organico attuale risulta, peraltro, basso e l'attività in molti ospedali è intralciata dalla carenza inferm i e r i s t i c a (doppi turni, liste di attesa, bassa utilizzaz i o n e d e l l e strutture chirurgiche e diagnostiche). Il ricorso a cooperative di extra comunitari è diventato necessariamente m a s s i c c i o . Ora, se un certo numero di infermieri laureati, esperti di bioetica, risk management, etnografia, oltre che di assistenza del paziente, è certamente prezioso, resta il quesito sulla cont r a d d i z i o n e obbiettiva tra le nuove classifiche professionali di tutti i neo laureati (o riconosciuti tali ope legis ) e le necessità quotidiane dei pazienti e dell'organizzazione ospedaliera. Sarebbe ipocrita pensare che un dottore in scienze infermieristiche non abbia l'ambizione di svolgere, tranne casi eccezionali, un'attività ben più qualificata del pulire il paziente e soccorrerlo nelle sue diurne e notturne necessità. Vi saranno dunque una quota crescente di neo professionisti non vocati a coprire le attuali carenze ma destinati a dar vita a una categoria intermedia, di difficile e costosa collocazione. D'altra parte la carenza degli infermieri tradizionali sarà coperta, nel migliore dei casi, dalla assunzione di nuovi Opa (operatori tecnici dell'assistenza, come vengono chiamati gli ex portantini) e di nuovi Oss (operatori socio-sanitari, i vecchi infermieri generici) autorizzati a «toccare» il paziente. Così senza acquistare una Tac in più, tagliando le medicine, scaricando molti oneri sulle famiglie, la spesa sanitaria salirà ancora senza costrutto. I sostenitori di questa riforma sindacal-corporativa si rifanno volentieri alla realtà anglo sassone. Dell'America abbiamo già accennato. Quanto all'Inghilterra è vero che l'infermiere ha un ruolo indipendente ma l'esempio purtroppo non calza, almeno per noi. L'Inghilterra è la patria del servizio infermieristico. La faccia della signora Florence Nightingale l'hanno messa addirittura sulla banconota da 10 pounds e le hanno dedicato anche una bella statua di fronte al Big Ben. Ma negli ospedali di Sua Maestà il servizio infermieristico è rigidamente gerarchico. Gli infermieri, e infermiere, tutti rigorosamente in divisa e cappellino hanno addirittura i gradi sulle spalline esattamente come i militari (infatti il servizio iniziò come servizio assistenziale militare a seguito dell'esercito inglese e la Nightingale ogni mattina passava in rassegna le sue nurses) e nelle corsie degli ospedali inglesi chi comanda, cioè la caposala o sister, si riconosce subito (non come da noi dove non conta quasi più nulla) essendo tra l'altro dotata di una elegante divisa blu a pois bianchi. Negli ospedali inglesi, infine, la carriera infermieristica è regolata da precise regole e periodici concorsi. Se si passa l'esame si attacca un altro gallone sulle mostrine. Da noi il caporalmaggiore non si distingue dal generale; tanto a far carriera ci pensano le leggi con le relative sanatorie e i rapporti sindacali.
(La Repubblica - giovedì 17 maggio 2007 - pagina 1)
Oggi Repubblica continua a schierarsi apertamente col suo giornalista e pubblica questa lettera del Presidente dell'Ordine dei Medici di Roma:

Noi medici diciamo no al "todos caballeros"
Mario Falconi Pres. Ordine Nazionale Medici HO letto sul Corriere della Sera il manifesto rivolto agli infermieri italiani a firma di Annalisa Silvestro, Presidente della Federazione dei Collegi degli infermieri, rimanendo sconcertato. Ribadisco che, nel primario interesse dei cittadini italiani, Mario Pirani nell'articolo su Repubblica "Todos caballeros" negli ospedali italiani, (del 27 aprile scorso) ha sollevato due questioni fondamentali che realmente esistono. La prima riguarda il proliferare di nuove professioni sanitarie che purtroppo determinano sovrapposizioni di competenze che si verificano sempre più spesso e rappresentano la gran parte delle segnalazioni che attualmente pervengono all'Ordine professionale da me diretto. D'altra parte, per la prima volta nella storia della Repubblica, anche la Federazione Medici Chirurghi e Odontoiatri ha elaborato un documento con il quale intende portare davanti al Consiglio Superiore di Sanità la sua posizione di contrarietà. La seconda questione riguarda la preoccupazione che: "quando tutti gli infermieri saranno laureati e masterizzati chi distribuirà le medicine ai degenti, chi porterà la padella o il pappagallo, chi metterà e toglierà la flebo, chi dovrà farli mangiare? " Preoccupazione anche qui legittima e condivisibile in quanto, è giusto che un infermiere laureato aspiri ad una attività professionale superiore ma ciò andrebbe accompagnato da una politica di immissione di figure professionali ausiliarie che svolgano quelle mansioni citate. Rifuggirei da qualsivoglia polemica. I medici considerano e rispettano la autonomia degli infermieri, la quale "termina laddove inizia la competenza propria ed esclusiva dell'atto medico, che viene valorizzato nella precipua essenza di direzione e centralità professionale".
(La Repubblica - venerdì 18 maggio 2007 - pagina 24)
Non mi piace leggere queste cose, non mi piace proprio. Fanno male al processo di evoluzione dell'assistenza che da molti anni si sta cercando di compiere in Italia: queste polemiche dividono invece che unire. Secondo me medici e infermieri non dovrebbero trovarsi sulle due rive opposte di un fiume, ma in mezzo, sulla stessa barca, gli uni con un remo, gli altri con l'altro per garantire la migliore assistenza e cura possibile alle persone che richiedono l'intervento di queste due figure professionali.
Tutto il mio pensiero è molto ben riassunto dalla prima (e poi dalla seconda... e son certa ce ne saranno altre) lettera del Presidente del Collegio IPASVI di Roma, Gennaro Rocco:

Quella penna antica e servizievole
sabato, 28 aprile 2007 @ 01:22
Sul quotidiano “La Repubblica” del 23 Aprile scorso, dalla penna autorevole di un opinionista di rango qual è Mario Pirani, nella rubrica da lui curata “Linea di confine” (vedi testo allegato), sono uscite affermazioni ed anatemi che ci hanno lasciati a dir poco allibiti e che certamente non fanno bene né al paese né al servizio sanitario.
Come folgorato sulla via di Damasco, l’autorevole giornalista dichiara di aver finalmente individuato le cause dei mali di cui soffre la nostra sanità: gli infermieri e gli psicologi.
I primi perché a causa della loro aumentata professionalità legata anche alla formazione universitaria, osano addirittura “costituire servizi autonomi con una propria gerarchia interna sottratta PERSINO alla Direzione Sanitaria ma facente capo direttamente ala Direzione Generale”e poi ancora perchè “la formazione accademica è ottima cosa fino a che migliora la preparazione professionale ma diventa aberrante se è intesa come leva per far saltare ogni principio di gerarchia e di responsabilità medica”. Parole pesanti e frutto di una, a dir poco, approssimativa e preconcetta considerazione di un professionista, l’infermiere, che oggi per essere abilitato ad esercitare, deve possedere un bagaglio di studio lungo almeno 16 anni ed una specifica laurea che lo rende RESPONSABILE dell’assistenza generale alla persona.
Con l’articolo “Todos caballeros negli ospedali italiani”, Pirani volge la testa indietro. E così resta. Ripropone ciò che tutti pensavamo fosse superato dal tempo, dalla storia: la “baronia” della classe medica, la sua supremazia, lo jus del primo della classe. Nella nostra visione della sanità, se esiste una gerarchia, questa ha al suo vertice una sola persona: il malato, con i suoi bisogni, le sue necessità, le sue ansie e le sue preoccupazioni…
In sanità il lavoro da “solisti” non paga! E’ necessario lavorare in équipe. La squadra, il team sono la giusta risposta alle discrasie del sistema sanitario. Medici, infermieri, terapisti, tecnici, tutti devono lavorare in maniera integrata: ognuno portatore della sua specificità, della sua competenza del suo sapere, messi a disposizione di chi ne ha bisogno. Non si può confondere l’ambito delle competenze mediche con quelle degli infermieri e degli altri professionisti della salute: una cosa è la diagnosi medica, tutt’altra cosa la diagnosi infermieristica; una cosa è prescrivere farmaci altro è garantirne la corretta applicazione; una cosa è la cura medica, altro è l’assistenza infermieristica.
E’ bene ricordare che sono sempre gli infermieri quelli che assistono le persone 24 ore al giorno, buona parte delle quali da soli, senza alcuno che li “sorvegli” o che comandi loro “cosa va fatto” e “come va fatto”. Sono sempre gli infermieri che con ranghi ridotti (l’Italia è il Paese con il più basso numero di infermieri: 5,9 per 1000 abitanti rispetto alla Germania o all’Irlanda che ne hanno il doppio e la Finlandia e i Paesi scandinavi che ne hanno addirittura il triplo) garantiscono comunque l’apertura e il funzionamento dei reparti e dei servizi del SSN. L’Italia è anche il solo Paese europeo dove il numero dei medici è superiore a quello degli infermieri (360.000 circa i medici; poco più di 340.000 gli infermieri).
Ogni giorno l’abnegazione e la responsabilità di questi professionisti contribuiscono a fare della nostra sanità, nonostante i tanti problemi che l’affliggono, una delle migliori del mondo. Crediamo che essi non meritino tanta acredine ed aggressioni così gravi ed ingenerose. Sono decine di migliaia gli infermieri che ogni anno si iscrivono e frequentano Master di specializzazione, di organizzazione e di management e ciò, nonostante ancora siano poche le opportunità di carriera e nonostante stipendi assolutamente sottostimati rispetto al ruolo e alle responsabilità che essi oggi ricoprono, (un infermiere guadagna meno della metà di un giovane medico!).
Che peccato, dottor Pirani! Che occasione perduta! Se davvero i medici si decidessero, una volta per tutte, ad accettare il fatto che l’infermieristica è cosa diversa e complementare, che gli infermieri non sono più disposti a lavorare “per” i medici ma semmai “con” i medici per i malati, e se i medici non trovassero ogni volta il loro “cantore” acritico e servizievole, forse le cose andrebbero meglio. Per tutti, anche per gli stessi medici.
Una cosa, però, è bene che il Dott. Pirani sappia: se gli infermieri italiani sono arrivati al punto in cui oggi sono è perché si sono messi in gioco, hanno investito più di ogni altra categoria su formazione, cultura e preparazione specialistica. E lo hanno fatto grazie a una straordinaria caparbietà, spesso contro tutto e contro tutti. La stessa determinazione che non li abbandona oggi e che li spinge a proseguire nel cammino intrapreso. Nonostante i Pirani di turno e con un unico fine: il bene dei cittadini che assistono.


LETTERA APERTA A MARIO PIRANI
domenica, 06 maggio 2007 @ 10:25
Egregio Dottor Pirani, qualche settimana fa ho avuto modo di leggere il suo articolo pubblicato su “La Repubblica” dal titolo “Todos Caballeros negli ospedali italiani” in cui ha fatto asserzioni che mi hanno lasciato sbigottito e molto amareggiato e che mi avevano indotto a scrivere una lettera aperta che non so se ha avuto modo di leggere (ad ogni buon fine la allego alla presente).
E, non pago, è tornato sull’argomento una settimana dopo con ulteriori considerazioni che, ritengo, abbiano offeso non solo l’intera categoria professionale che Lei con tanta ostinazione umilia (nell’articolo pubblicato il 30 Aprile li definisce tutti portantini sanati), ma l’intero Paese e il massimo organo che lo rappresenta: il Parlamento. Quando dico Parlamento non parlo di una o dell’altra compagine politica, ma di una istituzione che, a prescindere dalle maggioranze o dalle opposizioni, in quattro legislature successive ha sancito, quasi sempre con leggi approvate in modo bipartisan, la necessità che anche i cittadini italiani, come quelli di tutti i Paesi europei ed americani, avessero il diritto di essere assistiti e curati da professionisti con conoscenze e competenze elevate, al passo con i notevoli progressi della medicina.
Mi chiedo allora se Lei ha mai visitato un ospedale? Se ha un’idea, seppur vaga, di ciò che fanno gli infermieri? E di cosa, invece, si occupano gli altri professionisti sanitari e di cosa i medici?
Perdoni la domanda, forse pleonastica ma, ritengo, non peregrina, a giudicare almeno da quanto va affermando sulla sua rubrica..
Vede Dottor Pirani, che Lei abbia sostenuto, accalorandosi, la tesi secondo cui infermieri più preparati, formati a più alto livello, autonomi e con una loro gerarchia professionale, non più “paramedici” ma professionisti a tutto tondo (come del resto, Suo malgrado, la legge italiana li riconosce) potrà avere una “ricaduta sui pazienti e sull´organizzazione sanitaria che può rivelarsi rischiosa” non stupisce più di tanto. Almeno non gli infermieri.
Disinformazione e superficialità possono colpire anche chi, come Lei, svolge il suo lavoro da decano.
Quando però, nonostante la ridda di precisazioni che per Sua stessa ammissione le è piovuta addosso dopo la prima sortita del 23 aprile, insiste sulla linea del “todos caballeros”, allora un dubbio mi assale.
È solo questione di non conoscenza o è parte di un disegno più ampio e pilotato per screditare questa categoria? Dubbi per carità, solo dubbi ma che sono sostenuti dai presupposti fallaci da cui la Sua analisi muove e dalle conclusioni inverosimili a cui questa giunge.
No, caro Dottore, non ci siamo. E la “raffica di e-mail di protesta” che ha sommerso la Sua prima sortita sull’argomento dovrebbe consigliarLe qualcosa.
Come può denigrare a cuor leggero centinaia di migliaia di infermieri affermando che la riforma delle professioni sanitarie “corona anni di sanatorie che hanno trasformato ope legis migliaia di portantini in infermieri con un tocco di magia politico-sindacale”? Gli infermieri italiani, anche quelli diplomati prima del passaggio della formazione in Università, frequentavano corsi della durata di tre anni ai quali si accedeva con una scolarità di almeno dieci anni e che prevedevano la frequenza obbligatoria sia alle lezioni teoriche che al tirocinio clinico per un totale di almeno 4600 ore e conseguivano un Diploma abilitante che è stato il primo ad essere riconosciuto in tutti i Paesi europei (parliamo degli anni ’70).
Altro che portantini sanati! Tutti questi infermieri hanno sulle spalle decenni di esperienza professionale maturata sul campo (peraltro nel nostro caso con un’attività di aggiornamento obbligatoria e intensa – ha mai sentito parlare di ECM?) e molti di essi hanno anche una formazione specialistica finalizzata sia alle funzioni direttive che a quelle clinico- assistenziali.
No, caro Dottor Pirani. Al contrario di quanto afferma, poche altre categorie professionali sono cresciute in questi ultimi decenni come quella infermieristica. Non certo quella medica che Lei difende così appassionatamente. Ribadisco che noi infermieri non abbiamo alcuna intenzione ed alcuno interesse, voglia o necessità di diventare i nuovi “capitani” della sanità.
A noi interessa servire i cittadini, i "nostri" malati con competenza e professionalità e vorremmo farlo lavorando in team con gli altri professionisti.
Per noi assistere la persona significa applicare le tecniche più sofisticate e complesse, ma anche rispondere ai bisogni psico-relazionali che ogni uomo ha e che in un sistema "medicocentrico" vengono troppo spesso dimenticati. E quando parlo di assistenza globale alla persona intendo anche garantire i bisogni fondamentali della persona quali quelli dell’eliminazione o dell’alimentazione o il confort alberghiero.
Beh dott. Pirani, se questo è il Suo pensiero, faccia pure. Vuol dire che ha imparato a ragionare proprio come quei medici (e non sono poi tanti in verità!) per i quali la priorità non è la salute del cittadino ma il piedistallo da cui impartire ordini di servizio.
Peccato. Gli infermieri, gli altri operatori, i cittadini, il sistema sanitario, non ne sentivano alcun bisogno.
P.S. Se ne ha voglia e tempo, può leggere qualcuna di queste Leggi di cui la “nostra” Repubblica democraticamente si è dotata (L.42/99; L.251/00; L.43/06 e i DM Sanità n° 739/94 e DM Miur 2/4/01)
Gennaro ROCCO
Presidente del Collegio Professionale IPASVI di Roma


Non sono certa di voler vedere la prossima puntata di questa specie di inutile dinasty.

lunedì 26 febbraio 2007

Valore non proprio relativo...

Tra le notizie-curiosità di Repubblica.it trovo questa:

Un quadro fatto di banconote reali è stato rubato a Oslo. L'opera si chiama "Relative Value" dell'artista norvegese Jan Christensen ed è composta da 100mila corone norvegesi, circa 12mila euro, in piccolo taglio incrustate su di una tela di due metri per quattro. I malviventi si sono introdotti di notte nella galleria d'arte MGM e hanno minuziosamente staccato ogni banconota dalla tela, lasciandola vuota sul muro. L'allarme è scattato ma quando sono le forze dell'ordine sono giunte sul posto i ladri si erano già dileguati.
Dove sono finiti i cari vecchi ladri d'opere d'arte? Dov'è Arsenio Lupin III che porta via tele d'inestimabile valore seguito da Zazà? Ormai non serve più trovare un ricettatore che ti venda la scottante merce... Basta entrare in una galleria d'arte e prendere le banconote... direttamente dalla tela!!
Mi sto chiedendo come l'abbia presa questo Jan Christensen... La sua opera distrutta e pure insultata: i ladri han pensato forse che valessero di più le singole banconote che l'intero "capolavoro"? Ah... quale spregio per l'arte...

giovedì 22 febbraio 2007

Moriremo democristiani?

Ecco fatto... leggo la diretta della politica di oggi su Repubblica.it e trovo:

15:36 Mastella: "Dico vanno tolti da agenda politica"

"I Dico vanno tolti dall'agenda politica. Questo deve essere chiaro e mi sembra che sia stato capito. Vedrete cosa dichiarerò domani, dopo le consultazioni al Quirinale". Lo afferma il leader dell'Udeur, Clemente Mastella, conversando con i giornalisti sugli sviluppi della crisi di governo.

Dunque è questo il punto... Tutto sommato lo sospettavo. Per quale altro motivo Andreotti e Pininfarina si sarebbero astenuti?
Poi c'è Follini che sembra strizzare l'occhio ad una maggioranza allargata, Casini che non vuole essere arruolato nella maggioranza (ma ieri parlava di grande intesa e governo di transizione), Mastella che se ne esce contro i DICO ignorando il programma che ha firmato anche lui, la Margherita che sembra intendersela tanto con Casini quanto con Follini...
Non so perchè ma la grande frase storica della sinistra ("non moriremo democristiani") mi sembra sempre di più vuota e senza senso. Mi verrebbe da scommettere che se si andasse alle elezioni anticipate tornerebbe fuori la cara vecchia DC (magari con qualche nuovo e accattivante appellativo)... Alla fin fine diciamocelo, l'Italia ne ha piene le tasche dei Berlusconi e dei Prodi e, uniti nel nome del "si stava meglio quando si stava peggio", voterebbe come il clero comanda...
Ecco il motivo per cui sto continuando ad inveire dall'inizio della crisi di governo. Ma porca miseria, è mai possibile che non si riescano a mettere d'accordo e preferiscano lasciare tutto nelle mani dei bigotti?
Temo di dover dire addio alla speranza di innovazione per il mio paese... Sigh.

mercoledì 21 febbraio 2007

Ci risiamo...


Neppure un anno fa eravamo tutti alle urne e in maniera molto molto risicata abbiamo mandato a casa il Cavaliere e ci siamo pigliati il Professore. Dopo la nottata a guardare exit-polls e scrutini, la prima cosa che ho pensato è stata: "Speriamo che duri almeno un anno". Stando a quanto è successo oggi, probabilmente non verrò esaudita.
D'altro canto la politica estera del governo che io stessa ho votato lascia molto a desiderare...
Nel programmone c'era scritto "ritiro dall'Iraq subito" e in effetti via ci siamo andati, ma solo per trasferirci in Libano (del resto in Italia siamo circa 56milioni di anime, non abbiamo mica un esercito grande come quello americano noi...). Appunto per aiutare le numerosissime truppe del "simpatico" alleato d'oltreoceano a continuare la loro guerra a tutto e a tutti, abbiamo concesso un po' di spazio in più a Vicenza (tra quelli che mangiano i gatti e quelli che mangiano gli hamburgers, abbiamo preferito il Mac Donald). Poi arriva D'Alema, tutto compito, che in Senato chiede di approvare la sua politica e si scandalizza se 2 della sinistra radicale (in coalizione di maggioranza in virtù della promessa della pace) se ne vanno dall'aula. Io mi chiedo: pensava di farci fessi?
Ecco, per una cosa devo dar atto alla sinistra: almeno questa legislatura non va avanti a colpi di maggioranza, non vota compatta solo per tenersi il suo sgabello (cioè, il loro sgabello lo vogliono eccome, ma troppe volte con il passato governo si son viste passare leggi e mozioni, che in realtà stavano bene a pochi, solo in nome del voto di fiducia).
Cosa succederà ora? Se Napolitano accetterà le dimissioni del Professore, quale altro pagliaccio ci rappresenterà? Dopo il Fantino e l'Insegnante, chi entrerà nella Caaaasa? E se invece le dimissioni non venissero accettate (cosa che a dire il vero auspico, sarebbe un disastro...), quale potere e credibilità potrà avere dopo quanto è successo?
In tanti parlano di elezioni anticipate... cosa risolverebbero, a meno di 1 anno dall'ultimo voto?
Da domani al via le consultazioni.... staremo a vedere.

martedì 20 febbraio 2007

Ma DICO io...

Da circa 20 minuti mi sto sbellicando dalle risate per la notizia che ho appena letto su Repubblica.it. Già dal titolo ("Molise, rimane incinta e chiede test a 13 uomini") si sa cosa aspettarsi... ma il pezzo meglio arriva in fondo:
"Una vicenda analoga era accaduta qualche settimana fa a Malles, in Alto Adige: una cameriera, da poco madre, si era affidata ad un legale per chiedere l'esame del Dna a una dozzina di suoi presunti amanti, tra i quali mezza squadra di calcio del paese."
Al di là delle due vicende, in sè quasi surreali a mio modo di vedere, mi vengono in mente non poche considerazioni. Nessun moralismo per le donne di cui sopra, anzi. Certo, una buona dose di sfortuna se s'eran prese le loro precauzioni, ma sacrosanta per legge la determinazione del padre biologico (con sommo gaudio del marito della molisana, dato che dicono essere sposata...).

Penso piuttosto ad un altro fatto: nella grande ammucchiata della "sacralità del matrimonio", di cui tanto si discute in questo periodo, come la mettiamo con notizie come questa? Davanti alla tizia che si tromba mezzo paese il sindaco dice "non è uno scandalo, è un caso umano", ma nessunp pone problemi morali qui... Certo, mezzo paese avrà tradito quel sacro vincolo, ma probabilmente basterà raccontare qualche storiella nel confessionale, fingersi pentiti, promettere di recitare qualche preghierina per poter ricominciare da capo con la coscienza pulita (...per la chiesa, ovvio). I vari vescovi e cardinali che son tanto bravi a parlare e anche pronti a scendere in piazza contro i DICO, cosa dicono in questi casi? Fanno qualcosa per tutelare i loro discepoli? A quanto pare non hanno tempo per pensare come aiutare le "loro" famiglie, insomma i loro fedeli, la loro comunità: sembrano molto molto impegnati a pensare alle famiglie degli altri.

Finalmente Prodi, oggi in visita al Vaticano, ha fatto un po' la voce grossa... Ha detto subito "Non capisco le critiche alla legge", parlando dei DICO, ma dopo un paio di battute... il vuoto. Nessun altro discoro a riguardo. L'unico barlume di speranza per finalmente fare un passo nella modernità potrebbe arenarsi al Senato, dove a quanto pare non c'è la maggioranza per far passare la legge (vecchi bacucchi!).

D'altro canto neppure io, con un disegno di legge come quello proposto sui DICO, sinceramente, sarei convinta di farlo passare così com'è. Ho alcune perplessità sul testo e secondo me ci sono dei punti bui: tanto per cominciare, come si finisce un DICO? Basta che cambio indirizzo?
Poi... cosa vuol dire che sono le strutture ospedaliere e di assistenza pubbliche e private a disciplinare l'accesso del convivente ai fini di visita e assistenza all'altro convivente? Non è una discriminazione? Io non mi intendo di legislazione, però a cosa serve l'articolo 4? Insomma, non si poteva dire che per il convivente valgono gli stessi diritti di accesso di un coniuge?
Quando un DICO finisce (diciamo che i 2 si mollano), posso cominciare subito un altro DICO? Se fosse così, sarebbe la conferma della mia idea per cui è più conveniente una convivenza rispetto al matrimonio... Suppongo poi che, per quel che riguarda gli eventuali figli dei 2 conviventi, tutto sia disciplinato dal Tribunale dei Minori... insomma, come succede per le cause di divorzio, giusto? Vorrei capirci un po' di più, se volete darmi una mano...

Mi piacerebbe capire anche la seguente frase di Fini: "I Dico sono un attacco alla famiglia e un atto di laicismo gratuito". Appena letta, sono rimasta un po' basita, quindi ho cercato sul Dizionario Garzanti:
laicismo
Sillabazione/Fonetica: [lai-cì-Smo]
Etimologia: Deriv. di laico
Definizione: s.m.
1. tendenza a rendere autonomi il pensiero e l'attività dell'uomo da precetti religiosi o dall'intromissione dell'autorità ecclesiastica
2. l'essere laico; laicità
L'attacco alla famiglia io non lo vedo, ma su una cosa sono d'accordo col leader di AN: i DICO sono un atto di autonomia di pensiero che non costa niente, quindi benvenuti!

Nel frattempo faccio gli auguri alle future neomamme (la molisana e la trentina), sperando che trovino il legittimo padre del loro pargolo :)


lunedì 19 febbraio 2007

Conferme intelligenti?

Sì, ho bisogno di conferme e le cerco nel modo più stupido: i test online. Oggi ho scoperto d'avere disturbi del sonno per cui dovrei rivolgermi ad un medico... Cosa dovrei fare? Andare dal mio medico di medicina generale (che è una psichiatra) e dirle: "non dormo e non sono stanca, è grave?". Quella mi ride in faccia e mi tira fuori lo stress da esame. Ma quale stress da esame mai... Per quale motivo se uno ha scritto sui documenti "Professione: studente" deve per forza essere stressato per gli esami? Io non lo sono, ripeto NON LO SONO. Non è l'università a preoccuparmi, che il mondo se ne faccia una ragione.
Arrivo poi al test n°2, sul Q.I.. Da piccina ne avevo fatto uno e mi avevano detto che ero molto molto intelligente (certo non si può dire altrettanto degli esaminatori dopo una simile frase... ma vabbè). Questo fantastico sito mi ha dato la conferma che cercavo: Il tuo QI supera 130 -Oltre 130, fai parte di quella fetta rara di popolazione la cui rapidità di riflessione è del tutto eccezionale. Perchè non ti dedichi agli scacchi?
Sono sicuramente quelli che fanno i test ad essere idioti. A scacchi faccio davvero schifo e per di più non mi piacciono.
Mi è venuta la nausea a causa di tutte le porcate che si trovano in rete. Ok, il mio blog è tra queste, lo so. Così ho deciso di trovare qualcosa di intelligente. Ci è voluto un po', lo ammetto, ma quello che ho trovato mi è sembrato simpatico.

Prima sottofondo musicale (per me questa ci sta bene guardando le immagini e pensando all'attualità...)






[...]

Poi... chiedo agli illustri storici di dare la loro opinione "di esperti" :P






giovedì 25 gennaio 2007

Erba e code di paglia

Una delle mie letture preferite nel web è la rubrica "Carta Canta" di Marco Travaglio su Repubblica.it (e infatti è tra le mie Fonti di Pensiero). Spulciando tra quello che ancora non avevo letto, trovo questa interessantissima e quanto mai azzeccata citazione di Mario Borghezio, che, ricordo, è un EUROPARLAMENTARE della nostra Repubblica (vergogna Italia, vergogna).

"La spaventosa mattanza cui ha dato luogo a Erba un delinquente spacciatore marocchino ci prospetta quello che sarà, molte altre volte, uno scenario a cui dobbiamo abituarci. Al di là dell''effetto indulto', che qui come in altri casi dà la libertà a chi certo non la merita, vi è e resta in tutta la sua spaventosa pericolosità una situazione determinata da modi di agire e di reagire spazialmente lontani dalla nostra cultura e della nostra civiltà. Quel che è successo a Erba può succedere, in ogni momento, dovunque personaggi non integrati semplicemente perché non integrabili, hanno trovato nel nostro territorio e, purtroppo, anche in Padania facile accoglienza, ottusa tolleranza, favoritismi politico-sociali d'ogni genere. E' ora di finirla".
(Mario Borghezio, europarlamentare Lega Nord, Ansa, 12 dicembre 2006).

Io davvero mi domando come ci possiamo definire un paese civile, quando i nostri politici... anzi, peggio, quelli che ci rappresentano in Europa sono delle persone con un cervello grande meno di una nocciolina. Naturalmente questo gran signore, dopo esser stato clamorosamente smentito dai fatti, ha deciso di rispondere con la solita grandissima classe:
«La reazione che io e altri parlamentari della Lega in quelle ore non era dettata da xenofobia ma dalle notizie diffuse dagli organi di informazione sulla base di verità ufficiali». Tuttavia la realtà che è emersa «rappresenta invece un fosco quadro di esplosione di follia omicida che non appartiene alla nostra cultura e sul quale dobbiamo interrogarci non senza aver espresso rammarico per aver dato credito a notizie che si sono rilevate senza fondamento». Dice anche di «sentire di dover prendere le distanze da quelle dichiarazioni rilasciate a caldo, ritirando quindi le espressioni che possono aver associato questi fatti a Marzouk fermo restando quanto dichiarato sui suoi precedenti penali». Borghezio ripete di essere «dispiaciuto e rammaricato» e, interrogato, dice: «chiedo volentieri scusa per averlo in qualche modo associato a questi fatti ma non per averlo definito spacciatore».
Tanto per inquadrare quest'uomo, ecco qualche spunto dal suo Curriculum Vitae:
a Nel 1993 è stato condannato a pagare una multa di 750.000 lire perché ritenuto responsabile di aver picchiato un bambino marocchino. Il 19 ottobre 2005 è stato condannato in via definitiva a 5 mesi di carcere perché ritenuto responsabile dell'incendio appiccato ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponteTorino nel 2000. Tra le sue "azioni" anche un'incursione su un treno fermo in stazione, durante la quale, con il sostegno di alcuni volontari leghisti, ha spruzzato disinfettante sulle poltrone dove erano sedute delle donne extracomunitarie.
Borghezio è membro della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni [...!!!!!]

Come si può pensare di parlare di integrazione in un Paese in cui una persona di questo tipo prende 35.867 voti nell'area Nord-Ovest e diventa Parlamentare Europeo grazie a questi comizi:




Io davvero non ho parole per commentare le sue. W l'Italia :-(

giovedì 11 gennaio 2007

Non finirà mai....

In Iraq arriveranno altri 21500 uomini in divisa dell'esercito USA (vedi articolo da Repubblica.it), ma a quanto pare Bush non ha nessuna intenzione di fermarsi.
Probabilmente a breve sarà un altro lo stato che riempire le prime pagine dei nostri giornali: Somalia (vedi articolo su Luogocomune). Stanno davvero ancora cercando Al Quaeda? Ma chi ci crede più... Blondet su effedieffe.com sostiene che il motivo sia sempre lo stesso, il caro vecchio petrolio. Incredibilmente sembra che anche il nostro governo si sia opposto per una volta alle cretinate del presidente americano (articolo su Repubblica.it), ma temo siamo un bel po' in ritardo...
Quante persone sono morte e continueranno a morire per il Dio Petrolio? Quanto sangue ci vorrà ancora prima che la gente si ribelli, guardi il solito telegiornale e invece che pensare ad altro inizi a storcere il naso, a dire: "Ehi, ma cosa cavolo state facendo?!".
E' possibile continuare a guardare lo scempio che stanno facendo della parola Democrazia e far finta che non stia accadendo nulla?
Continuo a pensare sempre di più che questo mondo vada al rovescio.

sabato 11 novembre 2006

L'America puritana e bacchettona....

... e le sue numerose mele marce.

Da una mail di Stefano, integrata poi da Michele:

- "il Manifesto" di domenica:
Se il «peccato» fa gola al reverendo
Alessandro Robecchi
Come tutti sapete, da queste parti siamo particolarmente liberal in tema di sesso & sentimenti. Non ci spingeremo al melodramma pop delle frasette dei baci Perugina, ma, sapete, quando c'è l'amore c'è tutto: se uno vuole amare qualcuno dell'altro sesso, dello stesso sesso, un pinguino, una ballerina, un lottatore di sumo, purché consenzienti, noi lo difenderemo e lotteremo per i suoi diritti. Questa linea libertaria potrebbe incrinarsi un po' di fronte al reverendo Ted Haggard, gran capo della New Life Church del Colorado. Un tipo tosto, consigliere della Casa Bianca sulle questioni della fede (!), amico di George W. Bush, grande oppositore dei matrimoni gay, contrario all'aborto e campione di tutto il proibizionismo possibile e immaginabile da imporre di preferenza nelle mutande della gente. Una specie di Ruini del Colorado, ma belloccio, però. Uno di quei campioncini teo-con che piacciono tanto ai fighetti di moda delle nostre parti e che dalle loro chiese grandi come stadi lanciano crociate morali e sostengono crociate militari.
Sennonché, ecco quel che viene fuori: il reverendo aveva l'amante, un bell'uomo di 49 anni, che pagava non solo per prestazioni sessuali, ma pure perché gli procurasse un po' di metanfetamine. Ce n'è abbastanza per uno scandalo biblico: non abbiamo nulla contro gli omosessuali e siamo piuttosto permissivi anche in quanto alle droghe. A patto, s'intende, che uno non passi la vita bastonando gay e drogati per finire poi coi pantaloni calati e le pasticche in tasca. Figura di merda planetaria, su cui gli osservatori politici si dividono: gioverà ai democratici oppure, per paradosso, ai teocon ancora più con? Certo, però, che nella famosa guerra di civiltà le gesta amorose del reverendo Haggard gettano finalmente un po' di buonumore e smuovono qualche sana sghignazzata anche presso i più musoni. Persino i ragazzi di al Quaeda, lassù nelle grotte del Pakistan, avranno riso di gusto. E gli islamici moderati? Ma sì, avranno riso anche loro. Moderatamente.

- Articolo di effedieffe.com del 5 ottobre


Beh, praticamente l'immagine di tutto ciò che più odio. E' troppo facile dire le cose che l'America perbenista, benpensante e bacchettona ama sentire per guadagnare popolarità e poi infischiarsene. E lo fanno tutti, non solo in America. Carino anche vedere come i nostri giornalisti sono così bravi ad occuparsi degli scandali d'oltreoceano, d'oltralpe, .... di "oltrequalcosa" insomma, che si dimenticano d'occuparsi dei drammi nostri. Perchè non ho trovato articoli così graffianti riguardo ai 3000 emendamenti che inizialmente la stessa nostra maggioranza aveva creato sulla finanziaria da loro proposta? Siamo una barzelletta vivente... e per questa legislazione posso anche fare mea-culpa, sono tra quelli che li hanno votati (certo, tutto il resto era peggio...)!
Beh, è troppo tardi per dilungarmi in post politici... o forse sono troppo stanca di accorgermi ogni giorno che al peggio non c'è mai fine. Stiamo scavando, tutti quanti.

venerdì 20 ottobre 2006

Libertà di parola oltralpe...

Continuo ad aver poco tempo per dedicarmi al blog... e non è vero, come ha insinuato "qualcuno" qualche giorno fa, che non scrivo più solo perchè adesso il governo è di sinistra... Anche perchè l'unica cosa di buono che mi sembra abbiano fatto finora è stata legalizzare l'uso della cannabis a scopo terapeutico (ed è successo ieri...).

E poi di cosa dovrei parlare? Delle guerre che continuano a imperversare? Della corea che lancia i missilotti? Boh, forse uno di questi giorni...

Intanto il blog procede solo grazie a Michele, che due settimane fa mi ha mandato questo link molto interessante...